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19 Marzo Santuario di Mongiovino
Meeting InterClub organizzato dal Lions Club Trasimeno
con la partecipazione degli altri club della zona C
“Perugia Centenario”, “Deruta”
“Corciano A. dalla Corgna”, “Perugia AILD A. Villani”
Relatori Giovanni Riganelli (storico) e
Francesco Federico Mancini (esperto d’arte)
Il presidente Bruno Capanna e ha ringraziato tutti i presenti, in particolare la presidente del Lions Club “Perugia Centenario” Alesandra Carotti, il presidente del Lions Club “Corciano A. dalla Corgna” Gianfranco Cialini, la presidente del Lions Club “Perugia AILD A. Villani” Simona Villani e l’assessore alla cultura del Comune di Panicale Elena Sepiacci.
Ha poi ceduto la parola al primo relatore Giovanni Riganelli.
Il relatore ha riferito sulla storia del territorio che,
nel Medioevo, fino a Pietrafitta, apparteneva al Perugia;
invece Fontignano e Collebaldo erano controllate dai Longobardi.
Tuttora a Civitella sono visibili i resti di una fortezza
con cui si controllava la viabilità nord/sud lungo la valle.
Nel 774 caddero i Longobardi e cominciò il dominio perugino fino a Greppolischieto.
Da un punto di vista religioso il territorio apparteneva alla Diocesi di Chiusi.
I priori di Perugia, dopo la bonifica del territorio della pianura sottostante, ove ora si trova Tavernelle, nel 1312 decisero di costruire in alto il castello di Mongiovino; per convincere la popolazione a trasferirsi dalla pianura al castello
decisero di offrire sgravi fiscali alla popolazione. 
La presenza delle prime case risale al 1321, nel 1375 il castello è considerato
fondo imperiale, nel 1394 si inizia la ricostruzione delle mura
che erano andate in parte distrutte.
Anche negli anni successivi furono stanziate notevoli somme
per lavori di ripristino ed ampliamento.
La zona tornò sulle cronache per lo scontro del 1693 tra le truppe papaline
e le truppe medicee che ebbero il sopravvento; in un quadro del pittore Borgognone,
oggi esposto al Museo degli Uffizi, è raffigurata la battaglia.
La popolazione fu chiamata a superare varie ondate di peste, come si deduce una un affresco che rappresenta i santi protettori dalla peste.
La costruzione del Santuario risale al 1525; secondo la tradizione la pastorella Andreana avrebbe visto la Madonna che si lamentava perché la sua edicola
era ricoperta di rovi; all’inizio la gente non le credette,
ma il miracolo della brocca rovesciata, che non perdeva acqua
convinse la gente a costruire il Santuario.
E’ seguito l’intervento del prof. Mancini,
docente di arte presso l’Università di Perugia, che ha assegnato a due studentesse
tesi di laurea sullo studio del Santuario di Mongiovino.
La costruzione fu fatta nello stesso periodo in cui veniva eretto il Duomo di Orvieto,
in periodo di Controriforma, dopo il Concilio di Trento e quasi in contrapposizione
alla Chiesa della Consolazione di Todi.
A parere di alcuni l’architetto progettista potrebbe essere stato Donato Bramante;
la maggior parte degli studiosi attuali attribuisce il progetto invece a Rocco da Vicenza,
famoso per la sua specializzazione nell’arte di intagliare pietre;
infatti pare che lo stesso avesse lavorato anche nella chiesa del Castello di Mongiovino, all’interno della quale c’è un ciborio che gli viene attribuito.
Nel complesso il Santuario è in buono stato, grazie ai vari lavori di manutenzione eseguiti.
Molto particolare è l’iconostasi, insolita perché non presente nelle chiese del territorio; probabilmente ci fu l’influenza di qualche artista che aveva lavorato in Veneto,
ove più frequenti sono le iconostasi.
In alto sono visibili 3 statue (Gesù Mosè ed Elia) certamente opera di Valentino Martelli,
artista che aveva lavorato anche nella Chiesa di S. Pietro a Perugia.
Al centro in basso la venerata Vergine con Bambino del 300’, opera di ignoto pittore umbro; dietro l’iconostasi un pregevole coro ligneo.
Nell’abside dietro l’iconostasi si nota l’opera di artisti di scuola fiamminga,
insolita nel territorio;
probabilmente erano artisti che operavano anche presso il Duomo di Orvieto; sono rappresentati S. Anna, la nascita di Maria e l’annunciazione.
Gli affreschi sono attribuiti al fiammingo Jan Wrage.
Segue l’incontro tra Maria ed Elisabetta, attribuito al Pomarancio.
Sull’altro lato la fuga in Egitto e l’incoronazione della Vergine, sempre attribuiti al Pomarancio.
Seguono le storie del santuario, attribuite ad Arrigo Fiammingo:
la pulitura dell’edicola sacra con la pastorella Andreana ed il miracolo della moltiplicazione dei pani in favore dei lavoranti che provvedevano alla pulitura dell’edicola della Madonna.
Tra le varie opere in vista la Sibilla ed i profeti e la crocifissione attribuita ad Arrigo Fiammingo.
La cupola è di Matteo Batini.
Tra le altre opere più note
la deposizione dalla croce di Arrigo Fiammingo,
la resurrezione di Cristo del Pomarancio,
l’assunzione sempre di Arrigo Fiammingo e
la consegna del Rosario di Orazio Alfani.
La chiesa conserva anche preziose oreficerie.
All’epoca era molto molto comune il viaggio di pellegrini che visitavano vari Santuari
e venivano ospitate nelle adiacenze degli stessi.
All’interno della chiesa sono visibili anche delle terrecotte scolpite e dipinte,
opera del pittore affrescatore Salvio Salvini;
tra i gruppi più famosi sono quello della Natività e quello del Compianto.
